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CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE
Istituto Superiore di Sanità
con la partecipazione di:
Collegio dei Professori di Medicina Interna
Società Italiana di Gerontologia e Geriatria
LA SALUTE DELL'ANZIANO
Tema d'attualità nella formazione delle professioni sanitarie
Progetto Strategico
"Determinanti di salute e invecchiamento della popolazione"
15 marzo 2002 Aula Convegni del CNR - Roma
Organizzazione a cura di:
Prof. Pierugo Carbonin
Coordinatore del Progetto Strategico CNR/ISS
e-mail: carbonin@rm.unicatt.it
Sig.ra Maria Lanzara
CNR-DAST, II Servizio
e-mail: m.lanzara@dcas.cnr.it
PROGRAMMA
9:00
Introduzione di saluto delle Autorità
9:30 - 11:30
I Sessione
Gli aspetti generali del problema
Moderatori: R. Lauro; A. Pinchera
A. Pinchera
Introduzione alla problematica
A. Golini
Rivoluzione demografica e risposte della Società
G. Farchi
Epidemiologia della "fragilità" dell'anziano
G. Crepaldi
Le proiezioni future delle principali patologie cronico degenerative
dell'anziano
P. Carbonin
Le strategie assistenziali per l'anziano fragile: corpo dottrinale
specifico della Gerontologia-Geriatria
11:45 - 13:30
II Sessione
TAVOLA ROTONDA:
La geriatria e la medicina interna nella formazione del medico e delle
altre professioni di area sanitaria
Moderatori: G. Danieli, G. Masotti
Partecipano:
Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia:
G. Gensini, U. Senin
Lauree Professioni Sanitarie:
G. Danieli, G. Masotti
Formazione Medica Continua:
C. Cricelli, G. Gasbarrini, F. Rengo
14:30 - 18:30
III Sessione
I risultati delle Unità Operative del Progetto Strategico CNR e dei
Progetti ISS sull'invecchiamento
Aula Convegni
Moderatore: D. Inzitari, E. Scafato
Comunicazioni sui Progetti ILSA e IPREA
Aula Arangio Ruiz
Moderatore: W. Malorni
Comunicazioni di Biogerontologia
SINTESI DEI LAVORI
Il Prof. Pinchera ha aperto la prima sessione del
Convegno introducendo la problematica riguardante l'uso degli strumenti
formativi nel campo della salute dell'anziano. Questo tema, sottolinea il
Professore, riguarda l'intera società e pertanto non può essere
affrontato limitatamente nel corso di laurea in medicina. La metodologia
operativa deve infatti essere trasferita ad altri corsi formativi. Sul
piano formativo è importante, secondo il relatore, adottare il concetto
di flessibilità, così da adattare i percorsi formativi alle nuove
esigenze che si stanno prospettando. A questo proposito appare efficace la
formula dei master post-laurea e post-specialistici. Un esempio è
rappresentato dal master ad accesso multidisciplinare di andrologia a cui
si può accedere da diverse branche specialistiche; oppure un master in
chirurgia d'urgenza come applicazione della chirurgia generale. Esiste
un'intesa di massima col Ministero della Salute per l'accorpamento e
l'abolizione di alcuni indirizzi che permetta di accentuare le
connotazioni specifiche nell'ambito del master post-specialistico.
Un'importanza particolare deve essere attribuita alla figura
dell'infermiere geriatrico, specializzazione che dovrebbe essere raggiunta
dopo aver acquisito la specificità dell'infermiere. Un'altra proposta
interessante è rappresentata dalla nascita della possibilità di
specializzarsi nell'ambito delle cure palliative, disciplina nata in modo
spontaneo da medici di connotazione oncologica che comprende l'approccio
terapeutico alle situazioni estreme ed il controllo del dolore. Si
potrebbe quindi ricorrere al master in modo tale da poter fornire la
connotazione specifica legata all'aspetto palliativo.
Il Prof
Golini ha sottolineato alcuni aspetti della rivoluzione demografica
che il nostro Paese sta attraversando. La durata della vita media della
donna è di 83 anni. L'aspettativa media di vita delle donne di 60 anni è
di 24 anni. La differenza della durata media di vita tra maschi e femmine
va lentamente diminuendo. Le differenze più spiccate in termini di
sopravvivenza tra maschi e femmine si osservano dopo i 60 anni. Un altro
aspetto importante è poi rappresentato da quello che si potrebbe definire
elettroencefalogramma piatto delle nascite. Da quanto appena discusso si
può capire il fenomeno dell'incredibile invecchiamento demografico a cui
stiamo andando incontro. Attualmente gli ultra65enni rappresentano il 18%
della popolazione. Nel 2015 tale quota salirà al 22%. Gli ultra80enni
invece passeranno dal 4% al 7%. Gli anni vissuti dopo i 60 e gli 80 anni
sono aumentati in modo straordinario: in particolare questi ultimi sono
aumentati del 247% nell'ultimo 50ennio. Studiando la distribuzione delle
morti per età, si può osservare come, per quanto riguarda gli
ultra90enni, il 17% delle morti riguarda le donne ed il 7% i maschi. In
pratica una donna su 5 muore dopo i 90 anni. Tra le 4 cause di morte, che
assorbono l'80-90% della mortalità, vi sono i tumori, le patologie
dell'apparato cardiovascolare, le patologie dell'apparato respiratorio e
quelle dell'apparato digerente. Vi sono delle differenze territoriali per
quanto riguarda il fenomeno dell'invecchiamento. Ad esempio per quanto
riguarda i comuni della provincia di Treviso, quelli più a nord sono
quelli con un maggior tasso di invecchiamento. Questo prospetta nuove
problematiche per quanto riguarda la gestione territoriale
dell'invecchiamento ed il bilanciamento dell'assistenza. Un ultimo aspetto
preso in esame dal Professore riguarda l'invecchiamento delle forze lavoro
all'interno del processo generale di invecchiamento. Questo problema sarà
affrontato anche nell'ambito del prossimo G8. Mentre le forze lavoro della
fascia d'età dei 20-40 anni andranno a sostituire i lavoratori delle
fasce dei 40-60, i lavoratori della fascia 20-40 si troveranno ad essere
sostituiti dalle fasce più giovani soltanto nella metà dei casi. E'
necessario quindi che aumenti la produttività legata all'immigrazione e
quella legata al lavoro femminile, anche se un aumento della produttività
legata al lavoro femminile potrebbe comportare un'ulteriore riduzione
della fecondità. Ne consegue che il mercato del lavoro deve divenire
facile ed accessibile a tutti, anche alle donne. E' dunque necessaria
un'ampia ristrutturazione sociale ed etica.
Il Prof Farchi ha sottolineato come in Italia vi
sia l'indice di vecchiaia più alto d'Europa. Ha inoltre commentato alcuni
dati epidemiologici come la brusca caduta della speranza di vita a 65 anni
avvenuta nel 1998, verificatasi a causa di un'epidemia influenzale
particolarmente virulenta. Tale caduta può essere considerata, a giudizio
del relatore, come un esempio di fragilità. Il Professore ha commentato
successivamente alcuni dati ISTAT. Un'interessante osservazione è
rappresentata dal fatto che il numero di anni trascorsi in condizioni di
disabilità prima del decesso risulterebbe essere nelle donne il doppio
rispetto agli uomini. Per quanto riguarda la percezione dello stato di
salute, 142 uomini anziani su 1.000 e 229 donne anziane su 1.000 si
dichiarano disabili. La disabilità inoltre si associa spesso a una o più
patologie croniche. Occorre sottolineare inoltre che le risorse economiche
delle famiglie con disabili a carico sono minori rispetto a quelle di
famiglie senza disabili. La disabilità, ribadisce il Professore al
termine del suo intervento, si manifesta quindi in famiglie più disagiate
e crea a sua volta maggiori difficoltà sociali ed economiche.
La formazione del medico di base deve avvenire, sottolinea
il Prof. Crepaldi, in apertura del suo intervento, nell'ambito
della medicina interna; gli indirizzi specialistici infatti forniscono
tecnologie non adatte a tal fine. La settorializzazione delle
specializzazioni non permette di inquadrare la malattia nell'ambito della
polipatologia. La medicina e la geriatria sono, a giudizio del Professore,
compenetrate. La geriatria, in particolare, è la medicina dell'anziano
non autosufficiente. La medicina interna deve comunque saper curare gli
anziani attraverso una visione integrata di tutte le problematiche
dell'individuo anziano. L'aumento della spettanza di vita media, ricorda
il relatore, comporta un aumento della disabilità. E' importante tendere
ad una compressione di tale periodo di disabilità. Il Professore ha
ricordato alcuni dati tratti dallo studio ESOPO (nell'ambito del quale
sono stati arruolati 16.000 pazienti; 11.000 donne e 5.000 uomini)
riguardanti l'osteoporosi, patologia importante per l'invalidità che
comporta. In tale studio si evidenzia un aumento dell'osteoporosi pari al
46% nel gruppo di pazienti di età compresa fra i 70 ed i 79 anni. E'
interessante osservare come la disabilità e la mortalità siano più
gravi nel sesso maschile. Attualmente si stima che le donne in Italia
colpite da osteoporosi siano circa 4 milioni. Proiezioni per il 2005
mostrano l'aumento di questa quota a 5 milioni. I costi stimati sono
notevoli, si parla infatti di una spesa complessiva di 2 mila milioni di
Euro. Oltre i 50 anni la donna ha la stessa probabilità di morire per le
conseguenze di una frattura di femore e di tumore della mammella. In molti
paesi europei, come la Germania, il numero delle donne trattate è pari
al10%. Nel Regno Unito tale percentuale è inferiore al 10%. Al termine
del suo intervento il Professore ha focalizzato l'attenzione su altre
patologie invalidanti. In particolare ha sottolineato come la riduzione
della mortalità per le patologie cardiovascolari sia iniziata a partire
dal 1965 (nel 1963 veniva infatti reso noto il primo rapporto dello studio
Framingham) grazie al trattamento preventivo dei fattori di rischio. Un
ampio declino della mortalità è avvenuto grazie al trattamento nella
fase acuta dell'infarto con l'organizzazione delle UTIC. Le morti per
cerebrovasculopatie hanno iniziato a subire una riduzione a partire dagli
anni '50 per l'affermarsi della terapia anti-ipertensiva. E' stato
illustrato dal Professore il numero dei nuovi casi/anno ottenuti grazie
allo studio ILSA, in particolare, il livello più elevato di morti è
legato allo scompenso cardiaco (114.000 casi/anno). Il diabete rappresenta
oggi il maggior fattore di rischio coronarico. Il diabete sta aumentando
in maniera drammatica, grazie anche al consistente aumento del peso medio
della popolazione che si è verificato negli ultimi 5 anni. Per quanto
riguarda la demenza, questa subirà un aumento nei prossimi 25 anni e si
passerà dagli 800 mila casi al milione e 200 mila. Queste cifre sono
sicuramente sottostimate e non si tiene conto della diminuita capacità
lavorativa del caregiver. La prevalenza delle patologie croniche è in
aumento. A causa dell'aumento del numero degli anziani, allo stesso tempo,
è in diminuzione il tasso di mortalità per ogni classe di età.
Il Prof. Carbonin ha aperto il suo intervento
citando un editoriale del direttore dell'American Journal of Cardiology in
cui si esortavano i lettori ad imparare dai geriatri a curare l'anziano
fragile. In un articolo del New England Journal of Medicine si afferma
invece che il geriatra fa qualcosa di diverso da quello che fanno gli
specialisti in medicina interna o di pediatria. Gli anziani possono essere
suddivisi in tre sottogruppi: un primo gruppo che comprende individui di
età compresa fra i 65 e gli 85 anni che decadono poco, il secondo gruppo
comprende anziani con le caratteristiche della fragilità incipiente, il
terzo gruppo comprende anziani già fragili compromessi dal punto di vista
della salute fisica. Per quanto riguarda il primo gruppo gli obiettivi da
perseguire sono identici a quelli ottenuti attraverso la medicina
tradizionale. I maggiori successi sono ottenibili, in questo gruppo,
attraverso l'attuazione delle norme della medicina preventiva. Il secondo
gruppo è caratterizzato dall'avere la probabilità di sviluppo, nel 50%
dei casi, di disabilità e vi appartengono individui che hanno alterazioni
nell'esecuzione di test di performance. Le competenze riguardanti tale
sottoclasse sono ancora da definire. Nel terzo gruppo gli obiettivi sono
quelli di pertinenza geriatrica. Un aspetto molto importante in tal senso
è il miglioramento della qualità della vita. Nei molto anziani è
infatti inutile puntare alla riduzione della mortalità. La VMD ha un
effetto consistente nei molto anziani disabili sul miglioramento della
qualità della vita ma non sulla mortalità. Questo tipo di malati non ha
inoltre una evidence based medicine perché non vengono reclutati nella
casistica dei trial clinici. Un punto da studiare a fondo è, secondo il
relatore, l'intollerabile aumento, negli anziani, della patologia su base
iatrogena. Negli Stati Uniti si è assistito nel tempo ad una riduzione
della disabilità del 40% dal 1982 al 1989. In Italia si osserva invece un
trend opposto rispetto a quello americano. Un altro punto da approfondire
è l'applicazione della VMD nel contesto di équipe multiprofessionali.
Tali interventi permettono di raggiungere ottimi rapporti costo-efficacia.
E' possibile, attraverso l'assistenza domiciliare effettuata attraverso
strategie di VMD un risparmio di 1.400 dollari per caso l'anno. Il POA ha
dato un piccolo contributo in tal senso con progetti di modeste dimensioni
attivati soprattutto al nord, ottenendo una riduzione dei costi di 1.800
Euro l'anno. Un'ultima osservazione del Professore riguarda la priorità
degli interventi e l'individuazione delle strategie migliori nella
gestione dell'anziano con polipatologia. Gli interventi non medici sono in
grado di ridurre del 50% il rischio di delirio. La riabilitazione
cardiologica effettuata a domicilio può portare a grossi benefici in casi
selezionati. E' fondamentale in sostanza saper selezionare l'anziano per
un intervento piuttosto che per un altro.
Il Prof. Gensini ha portato alla attenzione dei
congressisti l'esperienza formativa in ambito geriatrico realizzata a
Firenze con la stretta collaborazione del Prof. Masotti. Lo studente in
medicina trova un primo contatto con la geriatria per quanto riguarda
l'invecchiamento fisiologico. Il tirocinio pratico in medicina generale
consente agli studenti di fare esperienza dei problemi dell'anziano. E'
stato inoltre attivato un corso multidisciplinare sul malato terminale e
sulla terapia del dolore oncologico. Il corso di medicina interna si
conclude nel I semestre del VI anno. La geriatria è presente
autonomamente il secondo semestre del VI anno. Un primo approccio alla
geriatria è sperimentato dallo studente già nel corso del I semestre del
V anno attraverso un breve corso introduttivo. Ciò rende possibile la
comprensione delle differenze tra le discipline geriatriche e la medicina
interna; il II semestre del V anno è privo di lezioni formali ed è
dedicato interamente al tirocinio pratico. La geriatria permette di
acquisire la dinamica della valutazione multidimensionale e di
approfondire aspetti che la medicina interna in genere non affronta. La
prova d'esame è autonoma. Il totale dei crediti formativi è di 5. A
questi crediti potranno essere aggiunti quelli riguardanti l'attività
pratica.
Il Prof. Senin ha analizzato, nel corso della sua
relazione, il ruolo del geriatra nel corso di laurea in Medicina e
Chirurgia. Il Professore ha portato all'attenzione dei presenti un
articolo pubblicato su JAMA nel 1989. La formazione clinica nella prima
metà del secolo scorso, in base alle considerazioni proposte in tale
articolo, è stata focalizzata nell'assistenza al paziente nel contesto
dell'ospedale per acuti, modello questo poco appropriato per l'anziano
80enne, ignorando i più complessi problemi su come migliorare e
preservare le funzioni del disabile. Negli anni 80 c'era consapevolezza di
come quel modello formativo fosse inadeguato ai tempi. Un adeguato
tirocinio in medicina interna dovrebbe prendere in esame la gestione del
paziente con patologia cronica, del paziente con prognosi infausta ma
anche del paziente anziano ricoverato nelle case di riposo, in assistenza
domiciliare ma anche assistito a livello territoriale. E' fondamentale
riconoscere alla Geriatria, enfatizza il Professore, il valore di
disciplina specialistica con una propria rigorosa base scientifica. E' un
imperativo da parte della Facoltà di Medicina determinare una propria
educazione in campo geriatrico. E' interessante osservare come il numero
degli errori diagnostici è alto nei pazienti anziani anche per patologie
curabili come la polmonite. Il tempo dedicato alla visita medica dei
pazienti anziani è spesso uguale al tempo dedicato ai pazienti giovani.
Nell'ambito delle altre discipline specialistiche non vi è una adeguata
cultura e formazione per quanto riguarda i problemi legati al mondo
geriatrico. Non tutti i docenti sono stati selezionati in Italia in base
ad un curriculum geriatrico, il percorso formativo si svolge inoltre
nell'ambito dell'ospedale per acuti. Problematiche riguardanti l'approccio
al paziente geriatrico e la formazione del personale dedicato sono attuali
negli USA. Ad esempio in un articolo pubblicato di recente su Annals of
Internal Medicine si discute se sia migliore ai fini della didattica
attivare un'unità di geriatria nell'ambito di un dipartimento di medicina
interna o aprire un dipartimento autonomo di geriatria. L'obiettivo del
corso di geriatria nell'ambito del corso di Laurea in Medicina è in
sostanza quello di insegnare allo studente ciò che serve per assicurare
all'anziano malato cronico, fragile, disabile, un'adeguata assistenza e
continuità di cura nei diversi setting, ovunque si troverà ad essere
assistito. Il Professore ha ricordato in chiusura le linee guida
sull'utilizzo della VMD dell'anziano fragile nella rete dei servizi
elaborate grazie all'intervento della SIGG.
Il Prof Masotti ha preso in analisi le varie tappe
dei decreti sulle professioni sanitarie. Il Professore ha preso in esame
il corso di laurea in Scienze infermieristiche. Le attività del corso si
dividono in caratterizzanti, di base, affini ed integrative. La medicina
Interna non è inclusa fra le discipline caratterizzanti. In sostanza non
è, da un punto di vista culturale, una disciplina professionalizzante
anche se sul piano della formazione globale ha trovato spazio nel contesto
di due raggruppamenti: scienze medico chirurgiche e primo soccorso. I
crediti disponibili per quanto riguarda le scienze infermieristiche sono
38. 5 crediti soltanto vengono acquisiti per quanto riguarda le scienze
medico chirurgiche. Per quanto riguarda la geriatria, il corso deve
occuparsi di oggetti ben precisi quali la preparazione del personale al
concetto di disabilità, di valutazione funzionale, continuità
assistenziale, rete dei servizi, integrazione sanitaria e sociale. La
medicina interna è insegnata in un corso integrato di cui fanno parte
anche la chirurgia, la farmacologia e anestesia. La geriatria compare in
un corso integrato distinto assieme all'ortopedia e all'infermieristica
clinica ed applicata. Emerge la necessità di fornire al personale
infermieristico una propria professionalità nell'ambito delle discipline
geriatriche raggiungibile attraverso un'adeguata preparazione. Un
approfondimento sulla strutturazione del corso di scienze infermieristiche
è stato successivamente illustrato in maniera sintetica dal Prof. Danieli.
Il Prof Rengo ha affrontato, nel corso del suo
intervento, problematiche riguardanti l'educazione continua in medicina,
commentando la normativa che si sta delineando riguardo questo settore. Un
aspetto delicato riguarda in particolare l'educazione a distanza in quanto
non verranno più accreditati i singoli eventi ma i provider di corsi di
formazione. Ci dovrà essere quindi un interesse sempre crescente da parte
dei policlinici universitari ad erogare questo tipo di servizi. E'
importante quando si pianifica un evento ECM stabilire quali sono gli
obiettivi e trovare un programma concordato coi partecipanti. Tra le
tematiche di interesse geriatrico che meritano un approfondimento devono
essere prese in considerazione, a giudizio del Professore, la fragilità e
la disabilità innestate nella rete dei servizi continuativa e la VMD. Le
figure professionali che possono giovare di tali eventi formativi sono
numerose, e non si limitano quindi solamente al personale medico.
Il Prof. Gasbarrini ha concluso questa prima
sessione affrontando alcune problematiche di pertinenza clinica ed
enfatizzando l'importanza di affrontare l'educazione permanente in
medicina direttamente sul campo. Il Professore ha portato all'attenzione
dei congressisti una serie di patologie che non si pensava, fino a poco
tempo fa, che fossero tipiche dell'età senile e che in questa fase della
vita tendono a divenire pluriorganiche. Un esempio è quello dell'
Helicobacter Pylori associato nell'età senile ad un maggior rischio di
emorragie, dermopatie, carcinoma dello stomaco associato a linfoma.
Un'ecografia gastrica che dimostri un ispessimento periantrale può essere
indicativa della presenza del germe o può far porre il sospetto di
maltoma. La malattia celiaca, continua il Professore, può determinare
nell'anziano complicanze mortali. E' responsabile di osteopenia ed
osteoporosi. Gli infiltrati di linfociti CD3 e CD4 positivi possono
determinare alterazioni che precedono il linfoma. Il 60% dei pazienti
ricoverati in ospedale presenta contaminazione batterica intestinale. Tale
quadro può essere responsabile della sindrome da affaticamento cronico.
Solo nel 16% dei reparti dedicati viene fatto l'Idrogeno breath test per
verificare la presenza di contaminazione intestinale.
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Sigg

A. Pinchera

A. Golini

G. Farchi

G. Crepaldi

P. Carbonin

G. Gensini

U. Senin

G. Danieli

G. Masotti

G. Gasbarrini

F. Rengo

Capurso

Lauro
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