
3ª Conferenza
internazionale di antropologia e storia della salute e delle malattie,
“Vivere e “curare” la vecchiaia nel mondo”.
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Hanno
partecipato esperti internazionali di alto livello e il pubblico era
quanto mai eterogeneo, dall’antropologo, al biologo, al medico,
all’anziano curioso di conoscere meglio qualche aspetto di sé. La
conferenza si divideva in lezioni magistrali al mattino e seminari di vari
argomenti al pomeriggio. La
conferenza inaugurale ha avuto come protagonisti un bioetico, nella figura
del presidente del comitato nazionale di bioetica, prof. G. Berlinguer, un
antropologo, B. Good della Harvard medical School di Boston e un geriatra,
C. Franceschi, presidente dell’INRCA. Il
prof. Berlinguer ha parlato di come l’esplosione demografica
della vecchiaia possa avere conseguenze anche dal punto di vista bioetico,
essenzialmente per quel che riguarda il problema della qualità di vita in
questi pazienti: nessuno può stabilire in realtà quale sia la qualità
di vita della persona che ha di fronte e bisogna sempre ricordare di
adattare le terapie non solo in base alla patologia presentata, ma anche
in base all’età del soggetto a alla sua aspettativa e qualità di vita.
Il prof. B. Good ha affrontato il problema dell’invecchiamento
dal punto di vista antropologico, soffermandosi sul titolo della
conferenza e sull’ambivalenza in questo contesto del termine
“curare”: bisogna curare i vecchi, la società o la vecchiaia in sé
come se fosse una malattia? Ha poi ricordato come il concetto di vecchiaia
e invecchiamento sia non solo un concetto biologico, ma anche culturale,
basti pensare alla diversa considerazione di cui godono le persone anziane
nel terzo mondo, dove almeno in parte sono considerate una risorsa di
esperienze. Il prof. Franceschi ha dibattuto il problema della
diversa influenza dell’ambiente e della genetica nella patogenesi
dell’invecchiamento: se è vero, infatti, che nei paesi dell’est
europeo l’aspettativa di vita è scesa drasticamente dopo la caduta del
muro di Berlino (componente ambientale) è anche vero che ci sono soggetti
che hanno un allele particolare dell’Il-6 che può predisporli a
sviluppare o meno uno stato infiammatorio, la cui presenza diminuisce la
probabilità di diventare centenari. Nel
pomeriggio i temi trattati nei workshops sono stati i seguenti: Giovedì
14 marzo le letture magistrali hanno avuto come titolo comune la “Società
globale e trasformazioni della vecchiaia”; hanno partecipato il
prof. Singleton, antropologo dell’Università cattolica di Louvain
(Belgio), il prof. Loriaux, antropologo della medesima Università, il
prof. Von Engelhardt, dell’Università di Lubecca (Germania), don
Balletto, presidente della Federazione Regionale Solidarietà Lavoro di
Genova, il prof. Van der Geest dell’Università di Amsterdam, il prof.
Sarker dell’Università del Rajshani (Bangladesh), il dott. Ramirez
Torres dell’Università Autonoma del Messico e infine il dott. Calvani
della sigma tau. Il
prof. Singleton, ha parlato del culto degli antenati in un
villaggio tipico dell’africa profonda e di come il nostro non avere
rispetto degli anziani sia secondario alla mancanza di una realtà
socio-economica che lo giustifichi. Il prof. Loriaux ha
sottolineato l’importanza nella nostra società della sempre maggiore
“rivoluzione grigia” con la assoluta necessità della creazione di una
società intergenerazionale, pena il disfacimento della società stessa.
Il prof. Von Engelhardt ha proposto una visione storico-artistica
della figura dell’anziano nelle arti e nella letteratura, citando opere
come il “De senectute” di Cicerone, l’”Edipo a Colono” di
Sofocle o la “Fonte della giovinezza” di Lucas Cranach e numerose
altre. Don Balletto ha fatto una carrellata sul concetto di
invecchiamento e di vecchiaia nel pensiero cristiano, sottolineando come
per i primi pensatori cristiani il vecchio fosse prossimo al divino. Il
prof. Van der Geest ha affrontato due temi tabù per chi si occupa
di persone anziane, vale a dire il sesso e l’eutanasia; entrambi questi
temi vengono in genere poco considerati il primo per una sorta di falso
pudore e il secondo perché si pensa che l’anziano non sia più immune
alla sofferenza e al dolore, creando quindi una sorta di
“discriminazione” alla rovescia. Questo problema è particolarmente
sentito in paesi come l’Olanda, dove l’eutanasia è legale e dove si
è spesso più generosi nell’abbreviare le sofferenze in un giovane,
piuttosto che in un anziano. Il prof. Sarker ha parlato delle
diverse figure culturali di “guaritore” presso alcune tribù del nord
ovest del Bangladesh, come la “strega”, il fitoterapista e il
“medico”. Il prof. Ramirez Torres ha trattato di due danze
rituali in cui partecipano sia anziani che giovani e di come attraverso
l’osservazione di queste danze, sia possibile vedere il diverso rapporto
tra giovani e anziani. Il dott. Calvani ha infine fatto cenno alla
capacità degli esseri viventi di autogestirsi e autoripararsi e di come
questa proprietà possa venire alterata in mancanza di substrati, come la
carnitina. Di
pomeriggio nei workshops sono stati affrontati i seguenti argomenti: Venerdì
15 marzo la mattinata ha avuto come titolo globale “Approcci
terapeutici alla vecchiaia”. Sono intervenuti il prof. Tiengo
dell’Università Statale di Milano, il dott. Balducci del H. Lee Moffitt
Cancer Center di Tampa (USA), il prof. Assal dell’Università di Ginevra
(Svizzera), il prof. Rossi dell’Università di Losanna (Svizzera), il
prof. Seppilli dell’Università di Perugina, la prof. Etkin
dell’Università di Manoa dello stato delle Hawai (USA), il prof.
Ferrucci dell’INRCA di Firenze e il dott. Rozzini del gruppo di ricerca
geriatrico di Brescia. Il
prof. Tiengo ha fatto una riflessione sul concetto di dolore
nell’anziano, ribadendo come spesso il dolore nell’anziano sia di
origine psicogena e per questo più difficile da approcciare con le armi a
nostra disposizione. Il dott. Balducci ha sottolineato
l’importanza degli aspetti spirituali del cancro nell’anziano,
ricordando come oggi non sia più vero il modello osleriano di piena
corrispondenza tra sintomo e malattia. Il prof. Assal ha affrontato
il problema delle malattie croniche e dell’importanza dell’educazione
dei pazienti per la gestione di patologie come il diabete. Il prof. Rossi
ha parlato della medicalizzazione degli anziani e del concetto di salute
come luogo di convergenza tra sociale e individuale. L’argomento
discusso dal prof. Seppili è stato invece la condizione anziana
nell’occidente tardo industriale e il problema dei ruoli e delle
funzioni dell’anziano in una società in rapida evoluzione, in cui ciò
che si apprende nella prima parte della vita è obsoleto nella seconda. Di
polifarmacologia nel paziente anziano oncologico ha parlato invece, la
prof. Etkin, che ha sottolineato come un numero sempre maggiore di
persone facciano riscorso alla medicina alternativa o complementare,
aumentando sempre di più i rischi che derivano dall’assunzione di più
farmaci. Il prof. Ferrucci ha proposto una riflessione sulla
fragilità dell’anziano e di come piccole perdite funzionali possano
tradursi in completa perdita dell’autonomia. Ultimo relatore della
mattinata il dott. Rozzini che ha concluso trattando
dell’invecchiamento e della memoria: il grande dramma dei pazienti con
disturbi di memoria e dei loro famigliari è che la malattia della mente
cancella storie di vita uniche e irripetibili. Di
pomeriggio si sono svolti i seguenti workshops: Sabato
16 marzo, giornata conclusiva del Congresso, il tema trattato è stato
“La vecchiaia nel mondo: utopie d’altrove”, relatori il prof.
Cabieses dell’Università del Perù, la prof. Hu dell’Università di
Harvard (USA) e il prof. De Garine di Lasseube (Francia).
La
mattinata è stata iniziata dal prof. Cabieses che ha della
condizione degli anziani nell’impero degli incas. Successivamente la
prof. Hu, splendido esempio vivente di un invecchiamento di
successo, ha cercato di far partecipi gli uditori del mistero della sua
eterna giovinezza e delle sue cure con le erbe. Il prof. De Garine
ha fatto cenno all’invecchiamento nella società tradizionale africana,
prendendo come esempio lo stato del Camerun. Alla fine della mattinata il congresso si è chiuso con una tavola rotonda sul tema “Utopia possibile: Genova” sotto la guida del prof. Guerci e del dott. Predazzi. A cura di Babette Babuladijk Per
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Ultimo aggiornamento:16/04/02