3ª Conferenza internazionale di antropologia e storia della salute e delle malattie, 
“Vivere e “curare” la vecchiaia nel mondo”.
 

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Dal 13 al 16 marzo si è svolta a Genova la 3ª conferenza internazionale di antropologia e storia della salute e delle malattie, dal titolo “Vivere e “curare” la vecchiaia nel mondo”.

Hanno partecipato esperti internazionali di alto livello e il pubblico era quanto mai eterogeneo, dall’antropologo, al biologo, al medico, all’anziano curioso di conoscere meglio qualche aspetto di sé. La conferenza si divideva in lezioni magistrali al mattino e seminari di vari argomenti al pomeriggio.

 La conferenza inaugurale ha avuto come protagonisti un bioetico, nella figura del presidente del comitato nazionale di bioetica, prof. G. Berlinguer, un antropologo, B. Good della Harvard medical School di Boston e un geriatra, C. Franceschi, presidente dell’INRCA.

Il prof. Berlinguer ha parlato di come l’esplosione demografica della vecchiaia possa avere conseguenze anche dal punto di vista bioetico, essenzialmente per quel che riguarda il problema della qualità di vita in questi pazienti: nessuno può stabilire in realtà quale sia la qualità di vita della persona che ha di fronte e bisogna sempre ricordare di adattare le terapie non solo in base alla patologia presentata, ma anche in base all’età del soggetto a alla sua aspettativa e qualità di vita. Il prof. B. Good ha affrontato il problema dell’invecchiamento dal punto di vista antropologico, soffermandosi sul titolo della conferenza e sull’ambivalenza in questo contesto del termine “curare”: bisogna curare i vecchi, la società o la vecchiaia in sé come se fosse una malattia? Ha poi ricordato come il concetto di vecchiaia e invecchiamento sia non solo un concetto biologico, ma anche culturale, basti pensare alla diversa considerazione di cui godono le persone anziane nel terzo mondo, dove almeno in parte sono considerate una risorsa di esperienze. Il prof. Franceschi ha dibattuto il problema della diversa influenza dell’ambiente e della genetica nella patogenesi dell’invecchiamento: se è vero, infatti, che nei paesi dell’est europeo l’aspettativa di vita è scesa drasticamente dopo la caduta del muro di Berlino (componente ambientale) è anche vero che ci sono soggetti che hanno un allele particolare dell’Il-6 che può predisporli a sviluppare o meno uno stato infiammatorio, la cui presenza diminuisce la probabilità di diventare centenari.

 Nel pomeriggio i temi trattati nei workshops sono stati i seguenti:
-comportamento alimentare e stato di salute degli anziani: ne è stata discussa non solo la quantità, ma anche la qualità in rapporto alle patologie tipiche dell’invecchiamento
-gli anziani e il cancro: stato dell’arte e prospettive per il terzo millennio: sono state affrontati l’incidenza del cancro nell’età avanzata, la biologia dell’invecchiamento in rapporto al cancro, la prevenzione e l’approccio clinico al paziente anziano con patologia neoplastica, e i determinanti socio-economici degli outcome terapeutici
-la salute degli anziani tra etica e legge: un approccio bioetico alla vecchiaia, affrontando temi spinosi come il consenso informato, il living will e il suicidio 
-narrare la vecchiaia tra etnostoria e memoria storica: una panoramica del tema della vecchiaia nella nostra letteratura e nella altre culture tra passato e presente
-migrazioni e cure per gli anziani: possibilità in una prospettiva transazionale e il turismo come industria per gli anziani.

 Giovedì 14 marzo le letture magistrali hanno avuto come titolo comune la “Società globale e trasformazioni della vecchiaia”; hanno partecipato il prof. Singleton, antropologo dell’Università cattolica di Louvain (Belgio), il prof. Loriaux, antropologo della medesima Università, il prof. Von Engelhardt, dell’Università di Lubecca (Germania), don Balletto, presidente della Federazione Regionale Solidarietà Lavoro di Genova, il prof. Van der Geest dell’Università di Amsterdam, il prof. Sarker dell’Università del Rajshani (Bangladesh), il dott. Ramirez Torres dell’Università Autonoma del Messico e infine il dott. Calvani della sigma tau.

Il prof. Singleton, ha parlato del culto degli antenati in un villaggio tipico dell’africa profonda e di come il nostro non avere rispetto degli anziani sia secondario alla mancanza di una realtà socio-economica che lo giustifichi. Il prof. Loriaux ha sottolineato l’importanza nella nostra società della sempre maggiore “rivoluzione grigia” con la assoluta necessità della creazione di una società intergenerazionale, pena il disfacimento della società stessa. Il prof. Von Engelhardt ha proposto una visione storico-artistica della figura dell’anziano nelle arti e nella letteratura, citando opere come il “De senectute” di Cicerone, l’”Edipo a Colono” di Sofocle o la “Fonte della giovinezza” di Lucas Cranach e numerose altre. Don Balletto ha fatto una carrellata sul concetto di invecchiamento e di vecchiaia nel pensiero cristiano, sottolineando come per i primi pensatori cristiani il vecchio fosse prossimo al divino. Il prof. Van der Geest ha affrontato due temi tabù per chi si occupa di persone anziane, vale a dire il sesso e l’eutanasia; entrambi questi temi vengono in genere poco considerati il primo per una sorta di falso pudore e il secondo perché si pensa che l’anziano non sia più immune alla sofferenza e al dolore, creando quindi una sorta di “discriminazione” alla rovescia. Questo problema è particolarmente sentito in paesi come l’Olanda, dove l’eutanasia è legale e dove si è spesso più generosi nell’abbreviare le sofferenze in un giovane, piuttosto che in un anziano. Il prof. Sarker ha parlato delle diverse figure culturali di “guaritore” presso alcune tribù del nord ovest del Bangladesh, come la “strega”, il fitoterapista e il “medico”. Il prof. Ramirez Torres ha trattato di due danze rituali in cui partecipano sia anziani che giovani e di come attraverso l’osservazione di queste danze, sia possibile vedere il diverso rapporto tra giovani e anziani. Il dott. Calvani ha infine fatto cenno alla capacità degli esseri viventi di autogestirsi e autoripararsi e di come questa proprietà possa venire alterata in mancanza di substrati, come la carnitina.

 Di pomeriggio nei workshops sono stati affrontati i seguenti argomenti:
-ergonomia e vecchiaia: il ruolo delle tecnologie nelle attività e nella mobilità degli anziani
-genere e differenziamento in senescenza: l’invecchiamanento al femminile nelle varie società
-malattie mentali e anziani, diviso in due sessioni, la prima le transizioni nell’invecchiamento: da cittadino a paziente, da paziente a cittadino e la seconda dedicata alla malattia di Alzheimer, dagli aspetti biologici a quelli testistici (il clock drowing test) e di qualità di vita
-prevenzione e potenzialità riabilitative
-la solitudine e la gestione del corpo e dell’anima.

 Venerdì 15 marzo la mattinata ha avuto come titolo globale “Approcci terapeutici alla vecchiaia”. Sono intervenuti il prof. Tiengo dell’Università Statale di Milano, il dott. Balducci del H. Lee Moffitt Cancer Center di Tampa (USA), il prof. Assal dell’Università di Ginevra (Svizzera), il prof. Rossi dell’Università di Losanna (Svizzera), il prof. Seppilli dell’Università di Perugina, la prof. Etkin dell’Università di Manoa dello stato delle Hawai (USA), il prof. Ferrucci dell’INRCA di Firenze e il dott. Rozzini del gruppo di ricerca geriatrico di Brescia. 

Il prof. Tiengo ha fatto una riflessione sul concetto di dolore nell’anziano, ribadendo come spesso il dolore nell’anziano sia di origine psicogena e per questo più difficile da approcciare con le armi a nostra disposizione. Il dott. Balducci ha sottolineato l’importanza degli aspetti spirituali del cancro nell’anziano, ricordando come oggi non sia più vero il modello osleriano di piena corrispondenza tra sintomo e malattia. Il prof. Assal ha affrontato il problema delle malattie croniche e dell’importanza dell’educazione dei pazienti per la gestione di patologie come il diabete. Il prof. Rossi ha parlato della medicalizzazione degli anziani e del concetto di salute come luogo di convergenza tra sociale e individuale. L’argomento discusso dal prof. Seppili è stato invece la condizione anziana nell’occidente tardo industriale e il problema dei ruoli e delle funzioni dell’anziano in una società in rapida evoluzione, in cui ciò che si apprende nella prima parte della vita è obsoleto nella seconda. Di polifarmacologia nel paziente anziano oncologico ha parlato invece, la prof. Etkin, che ha sottolineato come un numero sempre maggiore di persone facciano riscorso alla medicina alternativa o complementare, aumentando sempre di più i rischi che derivano dall’assunzione di più farmaci. Il prof. Ferrucci ha proposto una riflessione sulla fragilità dell’anziano e di come piccole perdite funzionali possano tradursi in completa perdita dell’autonomia. Ultimo relatore della mattinata il dott. Rozzini che ha concluso trattando dell’invecchiamento e della memoria: il grande dramma dei pazienti con disturbi di memoria e dei loro famigliari è che la malattia della mente cancella storie di vita uniche e irripetibili.

 Di pomeriggio si sono svolti i seguenti workshops:
-etnofarmacologia e anziani: medicina alternativa e fitoterapia nell’esperienza di relatori di varia origine
-indicatori biologici di vecchiaia: il più medico dei seminari, una panoramica biologica dell’invecchiamento tra malattie mitocondriali e stress ossidativo 
-rappresentazioni della vecchiaia e interculturalità

-menopausa: biologia e cultura
-salute, istituzioni e reti di anziani

Sabato 16 marzo, giornata conclusiva del Congresso, il tema trattato è stato “La vecchiaia nel mondo: utopie d’altrove”, relatori il prof. Cabieses dell’Università del Perù, la prof. Hu dell’Università di Harvard (USA) e il prof. De Garine di Lasseube (Francia). 

La mattinata è stata iniziata dal prof. Cabieses che ha della condizione degli anziani nell’impero degli incas. Successivamente la prof. Hu, splendido esempio vivente di un invecchiamento di successo, ha cercato di far partecipi gli uditori del mistero della sua eterna giovinezza e delle sue cure con le erbe. Il prof. De Garine ha fatto cenno all’invecchiamento nella società tradizionale africana, prendendo come esempio lo stato del Camerun.

Alla fine della mattinata il congresso si è chiuso con una tavola rotonda sul tema “Utopia possibile: Genova” sotto la guida del prof. Guerci e del dott. Predazzi

A cura di Babette Babuladijk


Per informazioni e contatti:
Museo di Etnomedicina "A. Scarpa" - Università degli Studi di Genova
Via Balbi, 4/4 - 16126 Genova
telfax. +39-010-2099517
museo@disa.unige.it


Ultimo aggiornamento:16/04/02