Malattie Neurologiche

  

La malattia di Parkinson, esordisce la Prof. ssa Marzia Baldereschi, del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze, è stata sempre considerata più rara di quanto sia in realtà. La terapia con L-Dopa ha inoltre modificato significativamente la prevalenza della patologia. La prevalenza della malattia ha un andamento, età correlato, simile nei maschi e nelle femmine. Più dell’1% della popolazione italiana ne risulta affetto. L’età appare essere un fattore di rischio significativo per lo sviluppo della patologia. Il rischio aumenta (negli ultra65enni) del 10% per ogni anno di età. La Professoressa propone un rapido excursus  sulle ipotesi eziologiche riguardanti la patologia. Un’ipotesi accreditata è quella che riguarda la degenerazione dei neuroni dopaminergici per danno mitocondriale su base genetica o su base eso o endotossica o sulla base dell’interazione dei due fattori. Un’analisi trasversale dei dati ILSA mette in evidenza come tra i fattori di rischio più importanti vi sia l’età; la forte abitudine al fumo, nel sesso maschile, sembra essere invece associata in modo inverso allo sviluppo della malattia. Avere la licenza all’uso dei pesticidi comporta un aumento del rischio, limitatamente al sesso maschile, di 4 volte. I dati dell’ILSA riguardanti il fumo non sono stati un caso isolato: vi sono più di 40 studi epidemiologici che mostrano l’esistenza di una correlazione inversa fra l’abitudine al fumo e lo sviluppo della malattia. Studi longitudinali di popolazione evidenziano il suo effetto protettivo con un’efficacia che si estrinseca solo a beneficio degli individui di sesso maschile. Esistono buone ipotesi per quanto riguarda studi sulla prevenzione che prevedono una limitazione sull’uso di pesticidi ed erbicidi. Una correlazione da studiare è quella che riguarda il rapporto tra colesterolo, grassi saturi ed insaturi e lo sviluppo della malattia. Il caffè ha dimostrato avere un’azione significativamente protettiva. Per quanto riguarda il meccanismo di azione di questi fattori, l’età agirebbe determinando una disfunzione mitocondriale con danno da radicali liberi, per quanto riguarda le differenze fra il sesso maschile ed il sesso femminile, potrebbero avere un ruolo importante gli estrogeni in virtù della loro azione antiossidante. I pesticidi agirebbero sui mitocondri, la diversa suscettibilità  sarebbe legata all’età, ad una predisposizione genetica e alla quantità di tossici usati. La nicotina sarebbe responsabile di una diminuita perdita neuronale. Questa ha un’azione inibitoria della MAO-B cerebrale e di stimolo sui recettori nicotinici. La caffeina è un antagonista dei recettori adenosinici che a livello cerebrale esercitano un’azione regolatrice sul sistema dopaminergico. Non esistono trial clinici basati sulla prevenzione, ma l’attenzione è attualmente focalizzata su questi fattori.

 

Il Prof. Antonio Di Carlo, del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze, ha completato l’intervento dedicato alle strategie di prevenzione sulle patologie neurologiche dell’anziano facendo una rapida panoramica sulle demenze. La demenza è, come evidenziato dai dati dell’ILSA, la prima causa di disabilità nella fascia di età estrema. L’incidenza delle demenze è età correlata, con un andamento simile per la malattia di Alzheimer e per la demenza su base vascolare. In particolare, la prevalenza della malattia di Alzheimer è maggiore nel sesso femminile. I dati di prevalenza europei hanno un aspetto sovrapponibile a quelli italiani. I casi prevalenti in Europa sono stimati attorno ai 3.286.000. Per quanto riguarda le strategie di prevenzione dell’Alzheimer, bisogna considerare l’effetto protettivo di un buon livello di istruzione. Questo sarebbe alla base di una maggiore ricchezza corticale di sinapsi. I soggetti con bassi livelli di istruzione avrebbero un rischio doppio di sviluppare la malattia rispetto alla popolazione generale. Gli estrogeni avrebbero un’azione potenziatrice del tono colinergico ed eserciterebbero un’azione di contrasto nei confronti degli accumuli di sostanza amiloide. Il rischio di sviluppare la malattia sarebbe minore del 50-60% nelle donne sottoposte a terapia estrogenica in età postmenopausale. Interessanti sono gli studi sui farmaci antinfiammatori, in quanto sappiamo che nelle placche c’è un accumulo di sostanze che si liberano nel corso delle risposte infiammatorie. Il fumo eserciterebbe la sua azione protettiva attraverso l’up-regulation dei recettori nicotinici. Studi interessanti mostrano un’associazione fra fibrillazione atriale e demenza. Anche il diabete eserciterebbe un ruolo negativo attraverso la glicazione delle proteine cerebrali. Le statine hanno mostrato avere un effetto protettivo con un’azione benefica a livello dell’endotelio dei piccoli vasi. Da non sottovalutare, infine, il ruolo del Social Network.