Tumori

 

 La Prof.ssa Eva Buiatti, dell’Agenzia Regionale di Sanità di Firenze, ha aperto il suo intervento facendo notare come più della metà dei casi di neoplasia interessi gli ultra65enni. Per quanto riguarda la popolazione maschile, i nuovi casi registrati nel 2.000, rispetto al 1990 sono stati 15.000. Per quanto riguarda le donne, i nuovi casi sono stati leggermente inferiori rispetto a quelli riscontrati nella popolazione maschile. Questo dipende sostanzialmente dal cancro della mammella che non ha un andamento esponenziale ma presenta un plateau in corrispondenza delle prime età anziane. L’incidenza delle neoplasie è destinata ad aumentare sia per l’effetto dell’invecchiamento della popolazione, sia per l’esistenza di un trend temporale crescente. Le stime riguardanti i dati epidemiologici sui tumori nel Sud dell’Europa si basano essenzialmente sui registri italiani. I tumori polmonari nell’uomo nel Sud dell’Europa, riferendosi soltanto alla variazione demografica, presentano un discreto aumento. Se però si considera la tendenza di questi a diminuire, dovuta ad una riduzione dell’abitudine al fumo, le previsioni lasciano pensare ad una diminuzione dei casi. Nelle Donne, considerando sia l’effetto demografico, sia l’aumento della tendenza di abitudine al fumo, la previsione di un aumento di questo tipo di tumore è più accentuata. La maggior parte degli studi epidemiologici studia i tumori sulla base dei registri ma esistono dei lavori che si basano su autopsie sistematiche degli anziani che hanno mostrato come la prevalenza delle neoplasie diminuisca nei grandi vecchi. Questo può essere un effetto della selezione, ma la cosa più interessante da notare è che la precisione diagnostica prima del decesso è bassa nei molto anziani. Nei grandi vecchi si arriva a perdere il 70% dei casi. Si tratta in molti casi di neoplasie di scarsa rilevanza clinica ma determinano in ogni caso una sottostima della comorbidità. Un altro aspetto da considerare riguarda la prevenzione. Non si parla mai di prevenzione dei tumori nelle classi anziane. Per quanto riguarda la chemioprevenzione dei tumori della mammella con antagonisti degli estrogeni vi sono dei dubbi sulla loro funzione nel ridurre il rischio. I criteri terapeutici non sono codificati ma si può affermare che tale azione preventiva ha un senso se vi è un’aspettativa di vita di almeno 10 anni nelle donne con un rischio medio di sviluppare la patologia, e se vi è un’attesa di vita di 5 anni per le donne con un alto rischio. Per quanto riguarda la cessazione dell’abitudine del fumo, in una conferenza della WHO si evidenziava come, in base ai grandi studi longitudinali inglesi, per ogni persona che smette di fumare si guadagnano 1,6 anni di vita. Il vantaggio misurato sulla sopravvivenza è indipendente dall’età in cui si smette. Per quanto riguarda la disabilità, è interessante notare come la massima riduzione dell’aspettativa di vita passata in condizioni di  disabilità si ottenga lavorando sull’artrosi e sull’artrite. Gli anni da passare in disabilità aumentano lavorando sulle patologie coronariche ed aumentano fortemente se si diminuisce la prevalenza dei tumori letali. Un’ultima considerazione riguarda l’esclusione degli anziani dalle campagne di prevenzione secondaria. Questo può essere giustificato dal fatto che l’efficacia degli screening dipende dalla compliance, la quale diminuisce con l’età. In sostanza non sappiamo nulla sul uolo dello screening nell’età avanzata.