Le ricerche in Italia sull'invecchiamento
Il Prof. Carbonin in apertura del suo intervento ha affermato che grazie alla collaborazione tra CNR ed ISS è stato possibile salvare la parte migliore del Progetto Finalizzato Invecchiamento, voluto ed avviato dallo scomparso Prof. Amaducci e dal Prof. Crepaldi. Se è vero che l’aspettativa di vita continua ad aumentare anche nelle fasce di età più avanzata, questo risultato viene raggiunto a costo di un maggiore impegno rispetto a classi più giovani, poiché è necessaria maggiore riduzione del rischio di morte. Esiste il rischio che in futuro avremo sempre più anziani, mentre la qualità della vecchiaia rimarrà la stessa. Dalla applicazione su vasta scala, clinica ed epidemiologica, della valutazione multidimensionale, emerge la possibilità di classificare in tre grandi categorie gli anziani contemporanei, nonostante l’eterogeneità caratteristica delle persone che invecchiano. La prima categoria è caratterizzata da una vecchiaia in buona salute, la seconda da una fragilità subclinica, la terza da uno stato di fragilità conclamata. Riguardo la prima categoria, si deve sottolineare che ad essa è legato soprattutto il tema della prevenzione primaria e delle abitudini di vita, ormai in realtà codificate e largamente conosciute, capaci di aiutare a conservare un buono stato di salute per l’intero arco della vita. Ma questi principi producono tutto il loro effetto positivo solo se applicati già in età giovane adulta, mentre meno efficaci risultano quando applicati troppo in là negli anni. Da uno studio del Prof. Golini svolto tra gli studenti delle scuole medie superiori emerge però che, mentre i giovani sono ben capaci di individuare le caratteristiche della vecchiaia e di delimitarla nell’arco della vita, nulla fanno in termini di comportamenti ed abitudini di vita per assicurarsi una longevità sana, quando non assumono comportamenti sicuramente dannosi in termini di fumo, sedentarietà, sovrappeso. La seconda categoria di anziani è caratterizzata dalla presenza subclinica di condizioni di fragilità. È stato dimostrato che in questo gruppo l’esecuzione di test di performance fisica mette a disposizione indicatori di morbidità, mortalità ed istituzionalizzazione, rendendo possibile l’attuazione di piani di prevenzione da effettuarsi in centri specialistici. Per gli anziani della terza categoria, in cui la condizione di fragilità è palese, è ancora possibile una prevenzione della comorbidità e della disabilità, questa volta basata sulla possibilità di disporre di una adeguata rete di servizi e sulle modalità assistenziali. Esistono, a quest’ultimo proposito, studi che dimostrano come nei pazienti anziani ricoverati dopo un infarto in unità coronarica l’elemento di prevenzione più importante riguardo lo sviluppo di condizioni di scompenso cardiaco sia rappresentato dal libero accesso dei familiari. Mentre è quindi dimostrato che per gli anziani fragili è indispensabile un diverso approccio assistenziale, la realtà è caratterizzata dall’esclusione: dai trial, dai programmi di riabilitazione cardiologica, dall’accesso alla terapia antalgica.