Le
patologie dell'anziano: loro frequenza e strategie di prevenzione
Malattie psichiatriche G. de
Girolamo
Il Prof. Gaetano de Girolamo, del laboratorio di epidemiologia e biostatistica dell’Istituto Superiore di Sanità, ha introdotto il suo intervento sottolineando come la maggior parte degli studi attualmente disponibili mostrino che la prevalenza di periodo dei disturbi depressivi dell’anziano è più bassa rispetto a quella riferita agli altri gruppi di età minore. I tassi medi pesati della prevalenza di periodo negli ultra 65 enni sono del 10% (passano al 13% negli studi che hanno valutato i campioni in maniera meno restrittiva) per quanto riguarda la depressione minore, i tassi relativi alla depressione maggiore sono ancora più bassi. Questo trend è confermato anche per quanto riguarda i disturbi d’ansia. Occorre comunque notare che vi sono fattori di confondimento (non considerati in questi studi) legati al sesso, alle scale standard di valutazione (con le quali si ottengono risposte diverse a seconda che siano somministrate a giovani o ad adulti), al diverso peso dei sintomi somatici nei giovani, allo stato civile, alla scolarità, al reddito, alla demenza e così via. Vi sono inoltre distorsioni legate al campione, sono infatti stati esclusi i pazienti istituzionalizzati (in cui i disturbi depressivi si presentano con una frequenza 2 – 3 volte maggiore) e distorsioni legate ai tassi di mortalità, per cui resterebbero in vita persone meno esposte a queste patologie. Sono attualmente disponibili studi in cui si è effettuato un controllo su questi fattori di confondimento. 7 studi su 10 confermano questo trend di diminuzione dei tassi di depressione. E’ interessante notare come, in questi studi, i tassi di prevalenza fossero estremamente variabili prima di effettuare un controllo dei vari fattori di distorsione. Una ipotesi che potrebbe spiegare, almeno in parte, questo trend riguarda la diminuzione, nell’anziano, delle risposte alle emozioni negative le quali sono vissute meno profondamente. Il tempo e l’esperienza consentono un migliore controllo emotivo generale. Un altro aspetto interessante è il fatto che la presenza di elevati livelli di sintomi depressivi costituisce un fattore di rischio indipendente per le malattie cardiovascolari. Un’altra osservazione riguarda i dati sulla dipendenza da alcool: negli U.S.A. fino al 10% della popolazione anziana soffre di questo disturbo. Il Professore ha poi mostrato i dati preliminari di uno studio condotto da Faravelli su 150 anziani di Sesto Fiorentino. Fra le patologie di interesse psichiatrico riscontrate in questi soggetti vi è una quota importante di disturbi che rientra nel gruppo dell’ansia e della depressione non altrimenti specificate. Questo indica come il sistema classificativi della patologie psichiatriche non è sempre agevolmente applicabile ella popolazione anziana in cui anche le patologie di questo tipo si manifestano con un ventaglio di sintomi diverso rispetto alla popolazione giovane e d adulta. A dispetto della riduzione dei tassi di prevalenza per la depressione, il suicidio è molto più frequente nella popolazione senile con tassi x 100.000 abitanti 4 volte maggiori nella fascia di età fra gli 82 ed i 94 anni rispetto a quelli delle fasce più giovani. L’Italia è tuttavia un Paese con bassi tassi di suicidio. Mentre nei giovani il suicidio è tra le cause di morte al terzo posto, nell’anziano si presenta al decimo posto. Da uno studio svedese risulta che la maggior parte degli svedesi che si suicidano non erano stati prima sottoposti a terapia con antidepressivi, pur essendo ammesso che la maggior parte dei suicidi è su base depressiva. Infine il Professore osserva che in base allo studio di Diego de Leo (Padova) vi è un’alta frequenza di ideazione suicidaria in questi pazienti. L’attività preventiva deve essere quindi incentrata sull’esplorazione e sulla discussione col paziente di tali segni.