Le
patologie dell'anziano: loro frequenza e strategie di prevenzione
Malattie osteoarticolari A.
Del Puente
In genere si ritiene che le connetiviti, esordisce il Prof. Del Puente (della divisione di Reumatologia dell’Università Federico II di Napoli), siano delle patologie a bassa prevalenza, con un picco di incidenza che si concentra nell’età fertile della donna. Il Professore si propone di sfatare questo luogo comune utilizzando come esempio l’artrite reumatoide di cui provvede a tracciare, con un volo pindarico, le caratteristiche fisiopatologiche salienti. La patologia, che interessa tutte le articolazioni artrodiali, ha un impatto devastante sulla qualità della vita. E’ soprattutto l’impegno viscerale a determinare la mortalità. E’ interessante notare come la prevalenza della malattia assuma dei valori contrastanti nei diversi lavori scientifici: questo dipende fondamentalmente dalla metodologia di studio, in quanto i dati di prevalenza sono più potenti se la valutazione del paziente avviene in maniera diretta e usufruendo di esami diagnostici appropriati (come l’esame radiografico che è necessario ai fini della diagnosi). L’incidenza dell’artrite reumatoide è alta e non si concentra nell’età fertile. Al contrario questa aumenta con l’età ed è maggiore nelle fasi più avanzate della vita. Gli studi più recenti, in cui si utilizzano i criteri diagnostici ACR modificati, mostrano come l’incidenza della patologia sia particolarmente elevata. Il Professore illustra successivamente i dati di uno studio condotto sugli indiani Pima in cui sono stati rilevati i titoli di fattore reumatoide in soggetti senza segni di malattia. Al crescere del titolo corrisponde una crescita importante dell’incidenza della malattia nei 2 anni successivi. Il fattore reumatoide può essere considerato come il primo anello di una lunga catena che porterà allo sviluppo della malattia. Un altro luogo comune che il Professore si accinge a sfatare è quello per cui si ritiene comunemente che non esistono forme di prevenzione specifiche per le malattie osteoarticolari. La patologia presa come esempio in questo caso è l’osteoporosi, patologia caratterizzata da una diminuzione della massa ossea e da alterazioni della microarchitettura del tessuto osseo. Le conseguenze più comuni ed importanti sono la frattura dell’anca e la frattura delle vertebre. La frattura d’anca è più importante per il carico di mortalità e disabilità che veicola. Il ruolo della frattura vertebrale si sta però rivalutando, questa comporta spesso un rischio non dissimile a quello relativo alla frattura d’anca. Le deformità vertebrali assumono proporzioni considerevoli in età avanzata comportando problemi di ventilazione, sindrome da dislocazione dello jatus esofageo ecc. Bisogna però dire che gli studi di incidenza trattano soprattutto le fratture d’anca (fra gli studi italiani meglio condotti il Prof cita il MEDOS e l’ISCHIA). Questi studi confermano l’incremento notevole età correlato dell’evento. Evidenziano inoltre un trend secolare in aumento delle fratture d’anca che porterà ad un incremento spiccato degli eventi fratturativi nei prossimi decenni. Il rischio di frattura è fortemente correlato alla densità ossea. Ilo rischio aumenta di 2 volte per ogni deviazione standard della massa ossea. E’ importante osservare che la concordanza di diagnosi è diversa a secondo del distretto corporeo esaminato negli individui più giovani. Nelle fasce di età più avanzate la concordanza è invece elevata. Il Professore conclude considerando l’importanza del ruolo della 25 OH vitamina D (la quale è considerata un marker dello status vitaminico del gruppo D nell’organismo). Diminuiti livelli di 25 OH vitamina D sono responsabili dell’instaurarsi di un iperpatratiroidismo (avente lo scopo di mantenere alti i livelli di 1 – 25 vitamina D) che ha un ruolo importante nella patogenesi dell’osteoporosi. Il Professore ha illustrato rapidamente i risultati di uno studio longitudinale che mostrano come la 25 OH vitamina D, assieme al calcio rappresentino dei determinanti significativi di variazione della massa ossea bel tempo. La vitamina D assume quindi un ruolo centrale nella prevenzione all’osteoporosi. Dal momento che i cibi ricchi di vitamina D sono scarsi nella nostra dieta e che la somministrazione giornaliera non è sempre comoda, il Professore propone la somministrazione annuale di grosse dosi di vitamina D (l’efficacia di questo metodo è già stata studiata in passato). Intervento preventivo questo che comporterebbe tra l’altro bassi costi per attuazione.