Malattie Cardiovascolari

  

La Prof.ssa Simona Giampaoli, del Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Superiore di Sanità, ha presentato una rapida carrellata di dati epidemiologici riguardanti  le malattie cardiovascolari nell’anziano. Queste sono responsabili del 50% dei decessi nei Paesi industrializzati. Occorre sottolineare che gli studi condotti su soggetti anziani sono scarsi. Per quanto riguarda i dati sulla mortalità, è interessante notare come la mortalità per patologie ischemiche decresca andando dal nord verso il sud. Tale differenza permane all’aumentare dell’età. In particolare, la Prof.ssa ha mostrato i dati ricavati dal progetto FINE. Le coorti ammalate negli anni ’60, che rientravano in una fascia di età inclusa tra i 40 ed i 69 anni, hanno oggi tra gli 80 ed i 100 anni di età. I dati mostrati risalgono all’ultimo rilevamento e si riferiscono ad una fascia di età inclusa tra i 70 ed i 90 anni. Le procedure di rilevazione dei dati erano standardizzate. I dati mostrano un’alta prevalenza delle patologie cardiovascolari e più precisamente del 50% nei 70enni e del 70% per la fascia di età compresa tra gli 85 ed i 90 anni. Il 20% è coperto dalla sola cardiopatia ischemica, le arteriopatie ischemiche sono responsabili per il 15%. Sono stati poi mostrati dati raccolti nel 1998-99 attraverso un progetto di studi con reclutamento randomizzato dei campioni. La fascia di età considerata andava dai 30 ai 74 anni. E’ stato selezionato il campione più anziano rappresentato da 850 maschi ed 850 femmine. L’angina aveva una prevalenza, nei maschi tra i 65 ed i 74 anni, del 7%; l’infarto del miocardio del 4%, la fibrillazione atriale del 5%, il diabete del 12%. Nelle femmine l’infarto del miocardio si presenta con valori di prevalenza più bassi ed il diabete con valori di poco minori. Per quanto riguarda i fattori di rischio, i valori medi del colesterolo risultano diminuiti nelle fasce estreme, mentre l’HDL tende a rimanere costante nelle diverse fasce di età. Il 16% dei soggetti erano fumatori, il 50% ex fumatori ed il 33% non aveva mai fumato. La prevalenza dell’ipertensione era alta: il 75% dei soggetti era iperteso. Successivamente sono stati illustrati diversi trial sull’ipertensione che avevano come target gli ultra60enni. Questi studi sono stati condotti tra il 1985 ed il 1992. E’ stato illustrato lo SHEP, che ha visto l’arruolamento di oltre 4.700 pazienti, e successivamente sono state mostrate tavole riassuntive dei dati ricavati dagli studi AUSTRAL, EWPHE e COCOP. In questi studi venivano analizzati gli effetti della terapia anti-ipertensiva. Il trattamento dell’ipertensione ha importanti ripercussioni sul rischio relativo riguardante le patologie cardiovascolari e l’ictus. E’ chiara l’importanza del controllo dei valori pressori nella riduzione della mortalità ma anche della morbosità (data dal numero degli eventi non fatali)