Malattie Cerebrovascolari

Il Prof. Domenico Inzitari ha mostrato, nel corso del suo intervento i dati ricavati dallo studio ILSA riguardanti le patologie cerebrovascolari. Sono state reclutate per lo studio 8 coorti rappresentative del territorio nazionale per un totale di oltre 4.500 soggetti anziani. Al primo follow-up i casi incidenti di ictus erano 183 di cui 124 primi ictus. Circa 2 miliardi sono spesi ogni anno in Italia solo nel trattamento della fase acuta di questa patologia. L’Ictus è età correlato e l’invecchiamento della popolazione porterà inevitabilmente ad un aumento del numero assoluto dei pazienti colpiti dalla patologia. Stratificando in funzione delle aree geografiche, è stato messo in evidenza un trend che mostra un aumento nelle regioni meridionali. Confronti fra l’ILSA e altri studi di popolazione con fonti di rilevazione diverse mostrano una buona concordanza dei dati con minime variazioni. Il numero dei casi prevalenti in unione Europea è di 2.700.000. L’incidenza di un primo ictus è maggiore di 500.000 casi l’anno. E’ interessante osservare i dati che riguardano gli esiti funzionali: l’ILSA ha messo in evidenza che 1/3 dei pazienti colpiti da stroke vanno incontro a disabilità grave, solo il 13% dei pazienti sviluppa disabilità di grado lieve, 1/3 si  dimostra indipendente nelle ADL. Per quanto riguarda l’analisi dei determinanti, quello che sembra assumere un’importanza maggiore è la pressione arteriosa differenziale. Anche la fibrillazione atriale dimostra di avere una certa importanza in questo senso, con un rischio relativo (qui di 2,5) leggermente minore rispetto a quello evidenziato nello studio Framingham. Uno studio, che ha preso in esame i registri europei e che ha permesso l’analisi di circa 5.000 casi di ictus, ha permesso di mettere in evidenza come nel molto anziano tale patologia è più grave e determina un maggior dispendio di risorse. Nell’anziano, tuttavia, si tende ad usare di meno le risorse diagnostiche disponibili. L’ictus associato alla fibrillazione atriale è un tipo di ictus età correlato ed è più frequente nelle donne, questo perché il sesso femminile predomina nelle classi di età avanzate. E’ particolarmente grave sia in relazione alla mortalità, a 28 giorni e a 3 mesi, sia in relazione alla disabilità residua. La presenza di fibrillazione atriale determina una probabilità 1,5 volte maggiore di morte o di rimanere con grave disabilità residua. Un altro dato importante riguarda la terapia con anticoagulanti che sappiamo da sola in grado di abbattere il 50% dei casi di ictus in pazienti anziani con fibrillazione atriale. Solo l’8,4% dei pazienti anziani di questo tipo è però sottoposto a terapia con anticoagulanti per problemi sia di compliance che di organizzazione. Un dato paradossale si rivela la diminuzione dell’uso di anticoagulanti per ogni anno di aumento dell’età. Per ogni anno che passa la probabilità di essere trattati con anticoagulanti orali diminuisce del 4%. Non bisogna infine sottovalutare che trattando l’ipertensione arteriosa possiamo ottenere una riduzione degli ictus pari al 35-40%.