Le disabilità

La Prof.ssa Maggi, riprendendo il tema della compression of morbidity, ha confermato che, a fronte della certezza dell’allungamento dell’aspettativa di vita, permane incerta la possibilità del conseguimento della riduzione degli anni di malattia e disabilità e di rettangolarizzazione della curva di insorgenza della disabilità. Uno dei problemi a riguardo è rappresentato dalla scarsa comparabilità dei parametri utilizzati nei vari studi. Ne deriva che i dati disponibili attualmente possono essere utilizzati a supporto di ipotesi anche contrastanti. In questo contesto, il trend di diminuzione di dipendenza nelle IADL risulta abbastanza attendibile e si può affermare che è accertata la possibilità di intervenire efficacemente sui fattori di rischio, favorendo una transizione inversa dalla disabilità all’autosufficienza con un recupero funzionale dimostrabile. L’impatto dell’intervento sui fattori di rischio sarà comunque valido solo con una opera di prevenzione che copra l’intero arco di vita. Alcuni dati dello Studio ILSA a sostegno di queste tesi. Dal 1992 al 1995 si è dimostrato un aumento di prevalenza della disabilità grave nelle ADL e nelle IADL. Del resto però, esaminando due coorti di anziani tra i 75 ed i 79 anni, si rileva come il gruppo arruolato più recentemente risulti maggiormente autosufficiente sia in termini ADL che IADL. La coorte seguita dal 1992 al ’95 mostra che mentre l’88,4% dei disabili ADL totali rimane in tale stato, il resto migliora; il miglioramento riguarda addirittura il 60% se analizziamo le IADL. Le patologie che, sovrapponendosi ai cambiamenti fisiologici, causano maggiormente disabilità sono l’artrosi – che ha una prevalenza del 50% ed è responsabile del 34% delle disabilità – e la depressione. Importanti infine i risvolti funzionali della comorbidità: se l’artrosi del ginocchio genera un rischio di 4 volte riguardo la possibilità di avere difficoltà nella marcia e la cardiopatia un rischio di 2,3, le due patologie associate mostrano un rischio di 13,6, con una azione moltiplicativa e non semplicemente additiva. Da considerare sotto questa ottica quanto avviene ad esempio nei soggetti dementi, di cui oltre il 40% è affetto da tre o più patologie croniche concomitanti, che ne peggiorano drasticamente il livello di autosufficienza.