Il fabbisogno sanitario

Il Prof. Mapelli ha asserito che il tema dei fabbisogni sanitari è vasto e complesso e che le scarse ricerche in proposito rendono difficile affrontare temi come richiesta di finanziamento, domanda di prestazioni, spesa, offerta, interrelazioni tra comparti sanitario, sociale, assistenziale. Sono dati di fatto che rischio di ammalarsi e consumi sanitari appaiono funzione dell’età e che il reddito diminuisce a 65 anni; di qui problemi di finanziamento. La quota capitaria del Fondo Sanitario Nazionale riservata agli anziani è superiore alla media e varia nelle regioni. La spesa risulta più del doppio della media. Gli anziani sono quindi grandi consumatori di prestazioni, e non solo pubbliche. Anche la spesa sanitaria “privata” affrontata dagli anziani è infatti elevata. Bisogna mettere in campo ricerche che riescano ad individuare il miglior mix di servizi per gli anziani capace di migliorare la salute e ottimizzare gli interventi. Nonostante questi elevati livelli di spesa, esiste ancora un eccesso di bisogni rispetto alla domanda espressa. Nei prossimi anni è prevista una emersione di tali bisogni sommersi, che farà ulteriormente aumentare la domanda di servizi, emersione legata all’aumento della richiesta e delle aspettative individuali, alle possibilità offerte dalla tecnologia. Già ora gli ultra65enni – che rappresentano il 18% della popolazione – assorbono il 44% delle spese di ospedalizzazione (20.000 miliardi). Il dato che il 15% delle giornate di ricovero siano inappropriate – legate cioè a motivi sociali e non medici - richiama l’indispensabilità dei servizi territoriali. Nel 2010 è comunque previsto un aumento di 600.000 ricoveri a carico degli ultra65enni. Attualmente in RSA, riabilitazione, lungodegenza sono disponibili 2,6 posti per 100 anziani, contro i 6 previsti dal POA. Nei prossimi anni comunque la tecnologia – ad esempio la telemedicina – avrà un impatto maggiore rispetto ai cambiamenti demografici ed epidemiologici, mentre continueranno ad esistere problemi di finanziamento per la long-term care. Bisogna affermare che, contro catastrofiche previsioni, la spesa sanitaria sarà sostenibile: questa  ha rappresentato il 4,4% del PIL nel 1970 ed il 5,8% nel 2000; dal 1960 al 1995 solo lo 0,5 – 0,8% dell’incremento annuo risulta attribuibile all’invecchiamento della popolazione. Investire oggi in salute ridurrà la domanda di servizi sanitari? In realtà la prevenzione nel medio periodo diminuisce la spesa, mentre nel lungo la aumenta per la maggiore sopravvivenza. La chiave risolutiva deve essere probabilmente individuata nella riduzione dell’intensità di ricorso ai servizi.