Gli anziani del 2000 

La Prof.ssa Egidi ha illustrato recenti dati dell’ISTAT sugli anziani, che ha definito un universo dinamico, complesso, eterogeneo. Gli anziani, 10.370.000 nel 2000, in accordo alle previsioni diventeranno 15.970.000 nel 2030, passando dal 18 al 28% della popolazione. Questo procedere dell’invecchiamento della popolazione è dovuto oggi all’aumento della sopravvivenza. Il nord del nostro Paese è più invecchiato rispetto al sud, e tale divario aumenterà ulteriormente. In questo quadro è da segnalare il forte invecchiamento della Sardegna, che la porterà presto ai livelli del nord Italia. Aumenterà la proporzione degli ultra75enni, che supereranno le persone tra i 65 e i 74 anni nel 2020. La maggior parte degli ultra65enni vive in coppia; ciò è vero specialmente per gli uomini (52% fino a 75 anni; 59% oltre i 75). Dopo i 75 anni la maggior parte delle donne vive invece sola. Il 34,7% delle famiglie italiane include almeno un componente al di sopra dei 65 anni e il 16,5% almeno uno al di sopra dei 75. Il 20,8% delle famiglie italiane è composto di soli anziani, nel 9% dei casi tutti al di sopra dei 75 anni. Dopo i 75 anni, il 29% degli anziani vive con i figli e, se non vivono insieme, il 26% li vede tutti i giorni ed il 25% una o più volte alla settimana. La buona coesione familiare attuale sembra difficile da conservare in un prossimo futuro. Nel 1999 vivevano in presidi socio-assistenziali 237.565 anziani (il 2%); di questi l’81% ultra75enne, il 77% donne, il 63% non autosufficienti. Le famiglie degli anziani sono più frequentemente povere: il 16,4% vive al di sotto della linea di povertà e questo stato presenta una maggiore persistenza rispetto a fasce più giovani. In rapporto a ciò, il 41% degli anziani giudica la propria condizione economica insoddisfacente ed in peggioramento. La spesa proporzionalmente maggiore è quella per gli alimenti. La Professoressa ha quindi presentato i dati riguardanti l’aspettativa di vita alle varie età, analizzata sia in termini di differenze tra i sessi che in termini di buona salute e disabilità. Tali dati vengono riassunti nella tabella seguente.

 

Gli anziani non devono essere considerati solo come fruitori di servizi (il 24% degli anziani soli beneficia di aiuti informali) ma anche come erogatori: il 18% fornisce infatti aiuti ai figli ed ai nipoti, contribuendo in maniera decisiva al superamento di difficoltà legate alla gestione della vita quotidiana. Il rapporto con i media (esclusa la televisione) scende all’aumentare dell’età, ma questo dato sembra più legato al livello di istruzione, con un effetto generazionale, che all’età in sé. Al contrario di quanto affermino alcuni luoghi comuni, gli anziani conservano un buon livello di partecipazione sociale e politica alla vita del Paese. Queste sono le condizioni attuali degli anziani italiani, che sono destinati ad aumentare ed a diventare sempre più longevi: infatti nessun segno di rallentamento dell’incremento di sopravvivenza al di sopra dei 50 anni si è registrato nell’ultimo decennio. Se quindi  la durata della vita aumenta e si allungano le fasi della vita, è possibile considerare anche un avanzamento della soglia della vecchiaia. Se poniamo questa agli ultimi dieci anni di aspettativa di vita, allora la vecchiaia iniziava a 65 anni all’inizio del secolo scorso, mentre oggi possono iniziare a chiamarsi vecchi gli uomini di 75 e le donne di 79 anni: nel 2030 dovremo aspettare 79 e 83 anni, rispettivamente.