Iniziando il suo intervento, il Prof. Caltagirone ha sottolineato come il Progetto Cronos rappresenti in Italia il primo tentativo organico e strutturato di occuparsi dei malati di Alzheimer. Tuttavia, il Professore ha anche messo in evidenza che il ruolo delle U.V.A. potrebbe essere non soltanto quello di distribuire il farmaco, ma più estesamente queste potrebbero svolgere il compito di Centri specializzati per dare adeguate risposte ai diversi problemi. Tali Centri dovrebbero, infatti, dopo aver valutato attentamente la sintomatologia dei pazienti - in particolare i disturbi della memoria e le abilità della vita quotidiana - soffermarsi sui disturbi comportamentali che al momento attuale sono largamente sottovalutati. Facendo una rapida panoramica sulla storia naturale della malattia, da cui è affetto circa il 5% degli ultra65enni, il Professore ha ricordato le varie fasi in cui questa si sviluppa nell’arco di 8-9 anni: 1) fase della predemenza (Mild Cognitive Impairment); 2) AD di grado lieve; 3) AD di grado moderato; 4) AD grave. Nel corso delle varie fasi la sintomatologia passa da un iniziale deficit di memoria, spesso isolato, via via fino ad una ingravescente compromissione del linguaggio e ad una perdita totale dell’autosufficienza. Affrontando il problema della terapia, il Professore ha ricordato che gli obiettivi del trattamento farmacologico sono quelli di migliorare l’autonomia nelle attività di base e nelle attività strumentali della vita quotidiana, migliorare la qualità della vita del paziente e del caregiver, migliorare il suo stato cognitivo e comportamentale e rallentare la progressione della malattia. Attualmente il trattamento è esclusivamente di tipo sintomatico ed è basato sull’incremento della funzione colinergica che notoriamente è deficitaria nei soggetti alzheimeriani. I primi farmaci per trattare questa malattia risalgono a 15 anni fa, si iniziò con i precursori dell’acetilcolina per potenziare la neurotrasmissione incrementando la produzione di acetilcolina. Successivamente sono stati utilizzati farmaci attivi sui recettori muscarinici e nicotinici, ed ora vengono utilizzati gli inibitori del metabolismo dell’acetilcolina che riducendo l’azione dell’acetilcolinesterasi provocano una maggiore disponibilità di acetilcolina. Le molecole attualmente utilizzate nel Progetto Cronos sono tre: donepezil, rivastigmina e galantamina. L’uso di questi farmaci non produce effetti brillanti ed è quindi necessario che la ricerca vada avanti su questa strada. I problemi da affrontare riguardano l’accuratezza della diagnosi, una stadiazione dei disturbi cognitivi e di quelli comportamentali e l’attenzione alla comorbilità. In questo momento non abbiamo abbastanza informazioni sui risultati del trattamento nelle fasi precoci e nei trattamenti a lungo termine.