La Prof.ssa Mecocci ha ricordato che
stiamo assistendo ad un incremento del numero degli anziani e di conseguenza ad
un aumento della prevalenza di malattie croniche; in particolare, ha
sottolineato la Professoressa, si assiste ad un incremento dei soggetti affetti
da demenza e all’interno di questo gruppo ad una prevalenza massima per la
demenza di Alzheimer. Porre diagnosi di malattia di Alzheimer è notevolmente
complesso. Vi sono casi in cui il
declino cognitivo è ancora considerato un cambiamento fisiologico
nell’invecchiamento e questo può significare negare al paziente la possibilità
di avere una diagnosi precoce. I due pilastri del Progetto Cronos – Medici di
Medicina Generale e U.V.A. – devono, secondo la Professoressa affrontare
alcuni problemi che riguardano il riconoscimento del soggetto ammalato per
poterlo poi trattare e l’individuazione del tipo di demenza. Ai primi – MMG
– spetta il compito di distinguere fra l’invecchiamento fisiologico e la
fase di predemenza (MCI) che spesso si presenta con quadri sfumati di difficile
interpretazione e con, in associazione, molti fattori di confondimento legati al
singolo soggetto, quale ad esempio il basso livello culturale. Anche i secondi
– U.V.A. – devono affrontare i problemi del riconoscimento di fasi precoci
della malattia. Inoltre, bisogna ricordare che non tutti i disturbi cognitivi
dell’anziano vanno incontro a demenza; vi è una parte dei disturbi cosiddetta
“autolimitante”, mentre i soggetti con un iniziale declino cognitivo – MCI
– hanno un rischio molto alto di ammalare di Alzheimer: in 4 anni circa il 50%
di questi soggetti diventa alzheimeriano. Individuare
le caratteristiche di questi soggetti è molto importante perché la terapia
nelle forme iniziali della malattia è molto più efficace. Un altro problema
piuttosto diffuso riguarda la diagnosi differenziale tra depressione e demenza;
bisogna tenere presente che la depressione non è intrinseca
all’invecchiamento. La depressione può essere un sintomo molto precoce di
demenza o comunque può rappresentare un fattore di rischio per questa e come
tale deve essere trattata. Ancora molta attenzione deve essere posta nel fare
diagnosi di demenza vascolare o di Alzheimer. Quasi tutti i soggetti molto
anziani presentano alle indagini radiologiche – TAC o RMN encefalo – lesioni
ischemiche che non sono però sufficienti a farli classificare come forme
vascolari. Il Nun Study è uno studio svolto su una popolazione di suore che si
sono sottoposte ad una valutazione di base e ad una rivalutazione ogni anno
mediante una batteria di test neuropsicologici e che, soprattutto, hanno
accettato alla loro morte di essere sottoposte ad esame autoptico. Questo studio
ha mostrato come, anche in presenza di lesioni istopatologiche specifiche per
Alzheimer, alcuni soggetti non avevano avuto storia clinica di Alzheimer. Mentre
soggetti con un minor numero di lesioni peculiari di Alzheimer ma con la
concomitante presenza di lesioni di tipo ischemico avevano presentato in vita
sintomatologia clinica caratteristica della malattia di Alzheimer. Da questo
studio emerge l’ipotesi che danni vascolari avrebbero la capacità di
slatentizzare alcune forme di demenza di Alzheimer.