Dott. Roberto Cappelli
La profilassi del tromboembolismo venoso

 Il Dott. Roberto Cappelli  apre il suo intervento sottolineando come la profilassi nella TVP non riguardi soltanto il medico ospedaliero, una volta che il paziente viene dimesso il caso diventa infatti di competenza e gestione del medico di medicina generale. Il Dottore torna a sottolineare la difficoltà nella diagnosi della malattia che spesso appare clinicamente silente, per cui si osservano in molti casi i segni e sintomi di un’embolia polmonare prima ancora di aver visto la TVP degli arti inferiori. Soprattutto è importante l’aumentata morbilità dovuta alla mancata diagnosi e terapia con possibilità di recidive. Quindi una TVP asintomatica può recidivare a distanza e magari portare a conseguenze fatali con un secondo episodio. Il Dottore passa ad analizzare le cause della mancata applicazione delle misure di profilassi che individua nella sottostima del problema della TVP (non solo nei reparti chirurgici ma anche a livello dei reparti medici e nel trattamento dei pazienti a domicilio), nella paura di un aumentato del rischio di sanguinamento, anche se in realtà la profilassi non ha effetti così devastanti, la piastrinopenia da eparina è poi un evento abbastanza raro (3% dei pazienti sottoposti a trattamento con eparina). L’esecuzione di esami ecodoppler seriati ha, come dimostrato da diversi studi, uno scarso significato, dal momento che la metodica è scarsamente sensibile nei pazienti asintomatici, senza contare gli aspetti inerenti il rapporto costo/benefici. Il Dottore prosegue la sua relazione illustrando rapidamente alcuni dati epidemiologici statunitensi sull’impiego della terapia profilattica con eparina. Nel 1993 l’86% dei medici applicava la profilassi eparinica per la TVP. Nel 1997 si può osservare un discreto aumento percentuale (si passa al 96%). Solo un terzo dei pazienti ricoverati in terapia intensiva riceve però questo trattamento. Solo il 38% degli anziani ricoverati in un reparto chirurgico è trattato correttamente; il 39% dei pazienti ad alto rischio riceve profilassi ma solo in un terzo dei casi questa si rivela appropriata. I fattori di rischio sono molteplici: l’età è sicuramente il fattore più importante, abbiamo poi l’immobilizzazione prolungata, lo stroke ecc. queste condizioni, ribadisce il Dottore, impongono una corretta valutazione globale del paziente. La strutturazione in rischio basso, moderato o alta che è stata fatta per il paziente chirurgico rende più precisa l’indicazione sul comportamento da tenere. Nell’ambito della medicina interna gli studi esistenti riguardano soprattutto la profilassi eparinica in pazienti con infarto del miocardio e stroke. I pazienti con stroke sono a rischio di immobilizzazione ed è interessante sottolineare come il 5% dei pazienti colpiti da ictus ha come causa di morte una tromboembolia polmonare. La durata del trattamento deve tenere conto della permanenza dei fattori di rischio: se persiste l’immobilizzazione occorrerà protrarre il trattamento stesso. Il Dottore illustra infine i tratti salienti dello studio MEDENOX, uno studio sulla profilassi della TVP con enoxaparina in pazienti con patologie di interesse medico in cui sono stati reclutati pazienti con età superiore ai 40 anni, con immobilizzazione recente, ricoverati per insufficienza cardiaca, respiratoria, per infezioni acute, malattie infiammatorie intestinali e reumatiche associate a condizioni di rischio per la trombosi, come età >65 anni, neoplasie ecc. L’enoxaparina è stata confrontata col placebo. Gli obiettivi erano quelli valutare l’incidenza della TVP in ambito medico e la valutazione dell’efficacia e della sicurezza della profilassi con i diversi dosaggi di enoxaparina. Il follow up era di 3 anni. I risultati mostrano che nel gruppo placebo è stata osservata un’incidenza di TVP del 14,9% con presenza di emorragie maggiori nell’1,1% dei casi. Il risultato migliore si ottiene con enoxaparina 4.000 U.I. e l’incidenza della TVP è stata del 5% con un’incidenza dell’1,7% di emorragie maggiori. L’incidenza è stata ridotta, con opportuna profilassi, del 60% circa nel paziente medico, con un risultato per quanto riguarda l’incidenza di emorragie maggiori tutto sommato sovrapponibile nei due gruppi.