Dott. Giovanni
Carriero
La
trombosi venosa profonda in Medicina Generale
Il
Dott. Giovanni Carriero ha introdotto il suo intervento sottolineando
come la TVP sia una patologia insidiosa, solo nel 50% dei casi, infatti,
esordisce in maniera clinicamente manifesta. E’ fondamentale quindi, continua
il Dottore, riuscire a prevedere l’insorgenza della patologia in base alla
presenza di eventuali fattori di rischio. La TVP ha un grosso impatto
epidemiologico: negli U.S.A. l’incidenza è di 5 milioni di casi l’anno, un
decimo di questi pazienti (500 mila casi annui) va incontro ad embolia
polmonare. E’ interessante osservare, incalza il Dottore, i pazienti non
chirurgici costituiscono un quarto della casistica di TVP. Le complicanze della
TVP sono gravi ed invalidanti, la più importante è rappresentata dalla
tromboembolia polmonare. Altre complicanze sono rappresentate dalla sindrome
post flebitica (patologia invalidante che rappresenta una condizione di rischio
futuro), e la TVP ricorrente (con notevole rischio di embolia polmonare). I
segni e sintomi più importanti sono: dolore sordo o senso di tensione al
polpaccio, gonfiore insolito
dell’arto, eritema, febbre, tachicardia, distensione dei vasi venosi
collaterali, phlegmasia cerulea dolens (quando è associato lo spasmo dei vasi
arteriosi). Il segno di Homans è poco sensibile e di difficile valutazione
specie nelle persone anziane. La diagnosi differenziale va posta con la
cellulite, la stasi venosa (che non sempre interessa simmetricamente i due arti,
il linfedema e la cisti infiammatoria poplitea (cisti di Baker) che impegna il
cavo popliteo. La cisti rompendosi produce un’improvvisa sintomatologia
dolorosa e può simulare una TVP. La TVP interessa prevalentemente gli assi
venosi profondi degli arti inferiori (90% dei casi) e raramente quelli degli
arti superiori. Per quanto riguarda la patogenesi, svolgono un ruolo importante
i fattori in grado di danneggiare la parete vasale e determinare così
l’innesco della cascata della coagulazione. Fra questi abbiamo: i traumi
diretti a carico degli arti inferiori, gli interventi chirurgici (soprattutto se
ortopedici), le pregresse TVP, le vene varicose. Per quanto riguarda le
condizioni che determinano una condizione di ipercoagulabilità ematica il
Dottore ha rapidamente ricordato la carenza di antitrombina III, il fattore V
Leiden, la carenza di proteina C e proteina S, la disfibrinogenemia, la
mutazione G20210A del gene della protrombina, l’aumento del PAI e della
lipoproteina (a). Fra le condizioni acquisite che determinano ipercoagulabilità
sono state invece ricordate: la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, le
neoplasie, l’obesità, l’immobilizzazione della durata maggiore di 4 giorni
(soprattutto negli anziani), la gravidanza, il puerperio, le sindromi
mieloproliferative, la policitemia vera, la terapia estroprogestinica, la
sindrome nefrosica. Per quanto riguarda le diverse condizioni che determinano
stasi vanno ricordati: l’anestesia, lo scompenso cardiaco congestizio, gli
accidenti cerebrovascolari, la paraplegia e l’emiplegia.
Il
rischio di andare incontro a TVP per i pazienti chirurgici non sottoposti a
profilassi varia in base alla tipologia degli interventi. Più precisamente il
rischio è del 25% per quanto riguarda i pazienti sottoposti ad interventi di
chirurgia generale, urologici e ginecologici, del 50-60% per quanto riguarda gli
interventi ortopedici (percentuale che sale a 65 se si considerano le
sostituzioni proteiche di anca e ginocchio), 25% per gli interventi di
neurochirurgia, 50% nei politraumatizzati. Per quanto riguarda i pazienti
affetti da patologie non chirurgiche, non sottoposti a profilassi, quelli
colpiti da ictus hanno la probabilità del 63% di andare incontro a TVP, tale
rischio e del 25% nei pazienti colpiti da infarto del miocardio, del 5-15% per
quelli affetti da neoplasie, del 15-20% per quanto riguarda lo scompenso
cardiaco, le broncopneumopatie croniche ostruttive riacutizzate, la sindrome
nefrosica, la policitemia vera, le piastrinosi. E’ importante la
stratificazione del rischio: in base ai diversi fattori predittivi si possono
individuare diverse categorie a basso, alto ed altissimo rischio di TVP. Tale
suddivisione permette di ricorrere a iter diagnostici e schemi terapeutici e
profilattici ottimali. Per quanto riguarda gli esami diagnostici la flebografia
non è un’indagine di prima scelta, necessita di programmazione e prevede dei
costi aggiuntivi; l’ecocolordoppler è di più semplice esecuzione, è ben
accettato dal paziente, ha un’alta sensibilità. La pletismografia è ormai in
disuso. Per quanto riguarda invece il trattamento, l’eparina non frazionata
richiede un costante monitoraggio. L’eparina a basso peso molecolare è più
maneggevole e può essere usata anche a domicilio. Il monitoraggio è necessario
solo nei pazienti a rischio. La fibrinolisi ed il posizionamento di filtro
cavale sono ovviamente trattamenti specifici da eseguire in regime di ricovero.