Il Prof. Giorgio Medaglini
ha aperto il suo intervento ricordando come le strategie gestionali delle
aziende sanitarie ed ospedaliere rendano necessarie l’identificazione dei
medici e dei comportamenti induttori di spesa e l’individuazione di condotte
diagnostiche e terapeutiche in grado di dare unidirezionalità alla gestione del
malato, in modo tale da evitare ridondanze ed ottimizzare le spese. Ecco perché,
enfatizza il Professore, oggi si parla tanto di standard, protocolli e linee
guida. Le linee guida sono uno strumento che si presta, per le sue
caratteristiche, ad essere efficacemente inserito nell’ambito dei percorsi
assistenziali. Queste non rappresentano di per sé una novità ma esistono già
da tempo, ideate, validate e proposte dalle società scientifiche più
disparate. E’ importante sottolineare come i protocolli differiscano dalle
linee guida in quanto rappresentano degli schemi rigidi di comportamento. Quali
sono le motivazioni che giustificano il ricorso alle linee guida? Il fatto che
spesso i medici tengono comportamenti clinici molteplici e diversi per risolvere
lo stesso problema clinico; il fatto che spesso i comportamenti clinici tenuti
sono sbagliati. Le linee guida sono quindi in grado di ridurre la variabilità
di comportamento permettendo la scelta della condotta ottimale da seguire.
Permettono di ottimizzare le risorse e di ridurre in molti casi le spese
sanitarie. E’ importante però sottolineare, precisa con fermezza il
Professore, che ottimizzazione delle risorse non significa necessariamente
riduzione della spesa: l’individuazione della condotta più appropriata
potrebbe infatti comportare un aumento dei costi, cosa questa che deve essere
tenuta ben presente in ambito amministrativo. Le linee guida rappresentano anche
un mezzo di aggiornamento, permettendo il rapido passaggio delle acquisizioni
scientifiche nel campo della pratica clinica e senza dubbio rappresentano un
mezzo per aumentare il proprio prestigio e la propria credibilità. Inoltre
l’applicazione delle linee guida permette una riduzione dei premi assicurativi
in caso di malpractice. Vi sono tuttavia delle difficoltà da parte di figure
professionali come i medici di famiglia nell’applicazione delle linee guida.
Il medico di famiglia infatti è abituato a gestire in modo autonomo la propria
professione e questo può essere di ostacolo nell’utilizzo di uno strumento
che propone dei processi standardizzati. Inoltre il medico di famiglia si trova
a gestire malati con un ampio spettro di problematiche e patologie e dovrebbe
quindi ricorrere ad una molteplicità di linee guida. Da una parte c’è un
problema di scarsa applicabilità nell’ambito della medicina generale,
dall’altra c’è un problema di accettazione. Da non sottovalutare è, a
giudizio del Professore, l’aspetto deontologico. L’applicazione di procedure
standardizzate infatti può mettere in discussione il concetto di libertà
decisionale del medico. Le linee guida, in questo senso, dovrebbero essere
interpretate come delle indicazioni e non come delle rigide imposizioni: la
scelta finale deve essere comunque del medico che si deve sentire libero di
aderire o meno. Il Medico, ricorrendo al buon senso, troverà un giusto
compromesso nell’applicazione di certi criteri valutando caso per caso. Un
problema di ordine etico riguarda la scelta di ricorrere alle linee guida con
l’intento di ridurre le spese. Non bisogna poi dimenticare, ribadisce il
Professore, che spesso utilizzare bene le risorse significa anche aumentare le
spese. Un altro aspetto importante riguarda la formazione: è fondamentale
infatti addestrare i medici all’utilizzo di determinate linee guida ed
incentivarne la partecipazione nei gruppi di studio per la realizzazione e la
validazione di tali strumenti. Il medico di base potrà così individuare certe
problematiche particolari legate alla propria professione.